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Da LP n. 18 : Una città più bella è anche più sicura. Il design urbano e l’opportunità del Parco nella ex stazione FFSS

dicembre 15, 2014

Laboratorio Pubblico

In attesa della prossima uscita di Laboratorio Pubblico n. 19, vi riproponiamo un articolo da LP n. 18 :

Una città più bella è anche più sicura

Il design urbano e l’opportunità del Parco nella ex stazione FFSS

Quanto la progettazione urbana influenzi la sicurezza delle città è un tema molto dibattuto. Già negli anni ’60 l’antropologa americana Jane Jacobs sostenne, con la teoria della “community policing”, che il rafforzamento del senso di appartenenza alla comunità desse vita ad un controllo informale sul territorio senza, dunque, la necessità di militarizzare parti di città. La coesione sociale e l’identificazione con il territorio sono favorite da una congrua progettazione urbana ed ambientale, integrata con interventi di tipo sociale. La teoria della Jacobs si è poi tradotta nell’approccio multidisciplinare di Prevenzione del Crimine Attraverso il Design Urbano (CPTED_Crime prevention through environmental design) che ha ispirato gran parte dei progetti per la sicurezza urbana. Le strategie del CPTED, teorizzate da Rey Jeffery, contano sulla possibilità di influenzare l’offensore prima dell’azione criminale mediante la demarcazione delle proprietà private che attiva la sorveglianza spontanea dei cittadini. La teoria più nota resta però quella di Wilson e Kelling della “finestra rotta” che, se non riparata, produrrà altre finestre rotte ed il progressivo degrado dell’area in cui si trova l’edificio. Tale teoria ha rafforzato la consapevolezza che la corretta progettazione di un ambiente urbano possa inserirsi nelle strategie per prevenire il crimine e sensibilizzare gli abitanti.

design urbano

Tutti gli studi enunciati sono concordi nell’affermare che il disordine pubblico sia uno stimolo al reato. Nel 2001 l’Unione Europea ed il Comitato Europeo di Standardizzazione hanno elaborato linee guida in grado di indirizzare la programmazione e la progettazione di interventi sulla città per la sicurezza urbana. Tali linee guida sono state accolte dal FISU (Forum Italiano Sicurezza Urbana) che ha esaminato le interrelazioni tra l’ambiente fisico ed il comportamento umano nella convinzione che la pianificazione urbanistica e l’architettura influiscano sulla condotta e sulle scelte delle persone. Il FISU suggerisce, ad esempio, di prevedere diverse destinazioni d’uso in una stessa area per assicurare la presenza di persone e dare quindi maggiore senso di sicurezza; di tutelare il mix sociale delle zone residenziali; di provvedere alla corretta illuminazione degli spazi pubblici; di riparare immediatamente i danni sia agli edifici che all’arredo urbano; di avere cura del verde pubblico in modo che esso non impedisca la visuale.

 

Rafforzare il senso di sicurezza è compito primario delle amministrazioni locali che possono e devono mettere in atto le buone pratiche suggerite dal FISU e dall’Unione Europea. Sicurezza urbana è anche evitare la creazione di quartieri-ghetto, integrando, con politiche di mediazione culturale, scuole di lingua, assistenza sociale e medica, gli immigrati che arrivano a San Giuseppe Vesuviano per migliorare le loro condizioni di vita e contribuire allo sviluppo della nostra società. È sicurezza stradale, prevenzione dell’illegalità e della violenza, abbattimento delle barriere architettoniche.

 

Nel nostro paese, la rigenerazione della strada ferrata delle FFSS potrebbe rappresentare l’occasione giusta per sperimentare l’integrazione tra progettazione, coesione sociale e sicurezza urbana. Purtroppo, gli interventi previsti non fanno riferimento ad alcun tipo di progetto o programma in tal senso. Recentemente, si è provveduto al il Binario 2q12_2“decespugliamento” dell’area, che resta però alla mercé di qualsiasi tipo di attività, sia lecita che non. Quella lunga fascia di terriccio, ad oggi, è la negazione di tutte le norme in tema di sicurezza urbana: è priva di barriere e quindi accessibile, ma al contempo non è controllata né illuminata, mancano pavimentazione e indicazioni. Una terra di nessuno in alcuni punti usata come parcheggio. Le domande sorgono spontanee: come e quando riprenderanno i lavori? Ai cittadini sangiuseppesi sarà riconosciuto il proprio diritto alla città? E soprattutto, siamo sicuri che gli interventi svolti finora siano propedeutici alla successiva realizzazione del parco pubblico tanto desiderato? Crediamo ci sia ancora tempo per orientare nella giusta direzione la riconversione dell’area della ex Ferrovia, rendendola uno spazio verde, fruibile dai cittadini di tutte le età, libero da automobili e cemento: un luogo pubblico e sicuro.

 

 

 

 

Leggi anche :

–  “No ad altro asfalto, San Giuseppe ha bisogno di un parco verde.” Il nostro progetto per l’area ex FFSS

“Il parco nell’area FFSS, un dovere nei confronti delle prossime generazioni” da LP n. 9

“La riconversione dei tracciati ferroviari: un’opportunità di crescita” tratto da LP n. 2

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