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Da LP n. 7: Commissariare l’Ambito 26 per porre fine ai disastri della legge 328.

dicembre 10, 2013

Laboratorio Pubblico

In attesa della prossima uscita di LP n. 8, ripubblichiamo un articolo tratto dal numero 7 sulla legge 328 e l’Ambito 26 comprendente il Comune di San Giuseppe Vesuviano. 

Commissariare l’Ambito 26 per porre fine ai disastri della legge 328

Quando chiedi a R.A. quale sia la cooperativa sociale per cui lavora, la risposta che ottieni è quella da far tremare i polsi. Eppure R.A., nemmeno quarantanni, due figli minorenni e un marito che vede di rado, risponde con tono tranquillo, come se le parole pronunciate non avessero il peso enorme che invece hanno: “Lavoro per la cooperativa di…” e segue il nome di un noto politico locale. Non il nome della cooperativa per cui lavora, né quello del funzionario comunale che se ne occupa, ma solo il nome del politico che starebbe dietro a quel complesso sistema di posti di lavoro e voti che è la “328”.

La legge quadro n.328 del 2000, che istituisce un sistema integrato di interventi e servizi sociali e coinvolge enti locali e soggetti del terzo settore, ovvero cooperative, associazioni, fondazioni e patronati senza scopo di lucro. Un sistema integrato che funziona per Ambiti, raggruppamenti di comuni che finanziano interventi di assistenza per anziani, disabili, minori disagiati, immigrati e, più in generale, per persone in condizioni di indigenza. Ne avevamo già scritto nel numero di giugno di LP, quando la poltrona dell’Assessore Gino Ambrosio stava già scricchiolando, preannunciando quello che di lì a poco sarebbe successo: dimissioni “spontanee” di Ambrosio e delega alla 328 posta sotto la gestione del vicesindaco Dolores Leone. E’ sulla 328, quindi, che cade la prima testa dell’Amministrazione Catapano e, sostengono i bene informati, si sarebbe rotto l’equilibrio interno alla Maggioranza, nonostante la nomina ad assessore di Lorenzo Archetti, candidato nella Lista Stella, che più di altri aveva contestato la gestione di Gino Ambrosio. Ad Archetti, pare su pressione di alcuni consiglieri e di altri grandi elettori di Catapano, viene tolta la delega alla 328, lasciando all’ ex consigliere soltanto la responsabilità delle Attività produttive.

Lavoro per la cooperativa, ma dal prossimo mese, quando mi scadrà il contratto, non voglio più rinnovare. Non c’è rispetto per quello che facciamo. Ad ogni rinnovo contrattuale, il che significa una volta al mese, oppure ogni tre mesi, non si ha mai la sicurezza di avere un lavoro. Ed anche quando abbiamo un contratto, i ritardi nei pagamenti degli stipendi sono la regola”. Ad ogni rinnovo contrattuale, R.A. vorrebbe rifiutare, perché vive la condizione di chi non si vede riconosciuti diritti minimi: la garanzia di un salario ed il rispetto della propria dignità di lavoratrice. Ma poi ogni volta decide di firmare, perché le poche centinaia di euro, per quanto in ritardo, per quanto dilazionate nel tempo, sono meglio che niente.

Fa tremare i polsi il racconto di R.A., soprattutto perché identico a quello di altre operatrici di diverse cooperative. Unite nella loro condizione di precarietà, sottoposte al giogo del clientelismo politico, obbligate al silenzio grazie alla promessa del prossimo rinnovo contrattuale e l’impegno nemmeno troppo celato a votare bene quando sarà il momento. E’ diventata emblema del degrado amministrativo e morale la “Legge 328”. Sintesi di come girano le cose nel Mezzogiorno degli sprechi, dei pacchetti di preferenze, delle zone grigie dove si incontrano, si contaminano, politica e malaffare. Un sistema marcio, in cui sono chiaramente distinguibili vittime e carnefici. Perché 328 significa molte cose. Migliaia di voti fra operatori e familiari degli operatori. Decine di posti di lavoro elargiti per appartenenza politica, molto più che per merito. Centinaia di anziani, minori, disabili e persone disagiate che, nel bene o nel male, ricevono un servizio necessario alla propria sopravvivenza.do, per quanto dilazionate nel tempo, sono meglio che niente.

Un servizio di cui un paese civile non può fare a meno ma che spesso ha ben poco di un’assistenza sociale da paese civile. Eccole le vittime: operatrici ed operatori, quelli onesti, quelli che comunque vada il loro lavoro lo fanno, e poi gli utenti. Utenti che purtroppo, periodicamente, si vedono sospeso il proprio diritto all’ assistenza. Perché dopo cinque, dieci, quindici mesi senza stipendio, anche il più ligio degli operatori incrocia le braccia e chiede rispetto per il proprio lavoro. Come accaduto qualche settimana fa (9 ottobre 2013, ndr), quando le operatrici della Cooperativa Fleming hanno protestato all’ esterno del Comune di San Giuseppe Vesuviano lavoratori-328-san-giuseppe-vesuvianoperché da oltre un anno senza stipendio (foto). La Fleming è la cooperativa che si occupa di disabili e vive da tempo forti difficoltà finanziarie che gli ha impedito di fare fronte persino ai contributi previdenziali dei lavoratori. Da normativa, non avendo prodotto il documento di regolarità contributiva, non ha potuto incassare le quote che l’Ambito, pur con difficoltà, ha versato nell’ ultimo anno. La situazione, recentemente, sembra essersi sbloccata e i pagamenti sono ripresi, seppur con molta difficoltà.

Insomma, cambiano le amministrazioni ed i coordinatori dell’Ambito, ma i disastri della 328, le commistioni con la politica, restano. Come ai tempi di Antonio Agostino Ambrosio, che negli anni di potere, in quanto sindaco del Comune capofila, ha fatto il bello e cattivo tempo. Molti ricordano ancora uno degli ultimi comizi della campagna elettorale che poi gli avrebbe garantito la poltrona di sindaco nel 2007. Sotto al palco, in una Piazza Garibaldi gremita, molti cittadini applaudono, scandendo un coro che ai più sarebbe suonato strano: “Tre – due – otto…Tre – due – otto”. Ambrosio vince quelle elezioni al primo turno con oltre 10.000 voti, perfino meno delle circa 12.500 preferenze che raccolgono i candidati delle undici liste a sostegno. Leggendo le carte, parlando con gli operatori e con alcuni funzionari che negli anni si sono occupati di 328, non sembrerebbero essere molte le possibilità di raddrizzare un sistema così storto.

Un meccanismo dove oramai la politica, la cattiva politica, controlla tutto: dalle assunzioni ai pagamenti. Eppure il clamore prodotto dai disservizi, dalle proteste degli operatori e degli utenti, non potrà restare a lungo inascoltato. Anche perché, scaduta l’ennesima proroga a fine dicembre 2013, bisognerà rifare le gare d’appalto per l’assegnazione dei servizi sociali alle cooperative partecipanti. E’ d’obbligo rivedere i capitolati d’appalto, prevedendo norme che tutelino in maniera più stringente i diritti dei lavoratori, riducendo il livello di precarietà e rendendo stabili e tracciabili i compensi salariali. Così come è essenziale chiedere ai soggetti partecipanti di dare prova della propria capacità finanziaria, anche attraverso fidejussioni bancarie, tale da poter far fronte ad eventuali ritardi di pagamento dei contributi regionali e garantendo, in tal modo, gli stipendi, quindi la continuità del servizio. Allo stesso modo, è intollerabile che la selezione del personale sia lasciata esclusivamente alle cooperative affidatarie, senza prevedere un disciplinare che possa comprovare le competenze degli operatori assunti, spesso incaricati di mansioni estremamente complesse, coma l’assistenza a disabili, minori ed anziani. L’impressione, però, è che pur con tali correttivi, le forme clientelari di cui il sistema è intriso non possano essere completamente estirpate. Per questo è auspicabile un provvedimento straordinario da parte del Governo centrale, che porti al commissariamento dell’Ambito 26 e provi a ricostruire un contesto di legalità e trasparenza cui, purtroppo, il “sistema 328” sembra essere completamente estraneo.

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