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Da LP n. 21 : “Pubblica illuminazione costosa e inefficiente”.

Da Laboratorio Pubblico n. 21, (clicca per il download gratis) riproponiamo l’articolo :

Pubblica illuminazione costosa e inefficiente. Il contratto con la Citelium non risolve i problemi del sistema

L’illuminazione pubblica è un tema di grande rilevanza per tutti i Comuni che, alla gestione di un servizio dal costo ingente, potrebbero abbinare opportunità di riqualificazione sia ambientale che economica. Il Comune di San Giuseppe Vesuviano  ha aderito alla convenzione Consip “Servizio Luce 2”. La convenzione affida ad un unico soggetto l’intero ciclo di gestione degli impianti d’illuminazione. Il concessionario unico dovrebbe porre in essere tutte le azioni funzionali alla riduzione del fabbisogno energetico, rendendo meno onerose le attività di manutenzione. In Campania, il fornitore aggiudicatario è la RTI Citelum S.A., multinazionale francese che ha preso in consegna l’impianto del nostro paese nel febbraio 2013 ed ha subappaltato ad una società della zona, la Dueffe srl, parte degli interventi di manutenzione. Il contratto standard, che prevede i costi di consumo e di gestione dell’impianto, ha una durata minima di cinque anni. Il nostro comune, invece, ha stipulato un accordo della durata di nove anni, con una maggiorazione del 30% del canone, e include lavori di manutenzione straordinaria per l’efficientamento energetico. Il costo totale è di circa 540.000 euro all’anno.

illuminazione

Un progetto utile e vantaggioso sul piano teorico, ma che presenta diversi aspetti critici se applicato in contesti come quello sangiuseppese. Nel nostro paese, l’impianto di illuminazione è obsoleto e soggetto a continui guasti tecnici. Senza un piano organico che preveda il completo ammodernamento dell’impianto non sarà possibile ottenere sostanziali miglioramenti, sia prestazionali che economici. In pratica, se non si interviene sulle distanze tra i pali e sulle altezze degli stessi, serve a ben poco l’opera di efficientamento energetico, soprattutto se questa consiste nella semplice sostituzione dei vecchi sistemi di lampade a mercurio (altamente inefficienti ed inquinanti) con le più nuove lampade a vapori di sodio ad alta pressione (una tecnologia comunque già ampiamente superata). Le lampade a vapore di sodio hanno luminosità maggiore (ma una resa cromatica più bassa) e potrebbero potenzialmente diminuire il consumo di energia in modo sostanziale solo se accompagnate dall’ammodernamento dell’intero impianto. Ad esempio, se prendiamo in considerazione la sostituzione di una lampada da 125W a mercurio con una di 70W a vapori di sodio, si ha una riduzione del costo energetico del 44% a fronte di un incremento del flusso luminoso pari al 5%. Quest’ultimo, però, potrebbe aumentare del 20-25% utilizzando un apparecchio illuminante di nuova generazione. In mancanza, il costo del servizio resta molto simile a quello precedente la stipula dell’attuale contratto.

Un altro effetto è quello dello squilibrio dell’illuminamento del territorio. Infatti, la sostituzione di lampade più efficienti di potenza quasi analoga e la coesistenza di apparecchi obsoleti con altri nuovi ad alta efficienza,  potrebbe far apparire buie le strade non sottoposte ad adeguamento. Il risultato è un livello d’illuminazione che falsa il territorio, innescando un incremento generale delle potenze installate.

Un ulteriore intervento di efficientamento è l’installazione dei regolatori di flusso, che dovrebbero regolare la diminuzione del flusso luminoso dopo un certo orario con conseguente risparmio energetico. Anche in questo caso le cose non stanno andando come previsto. In primis, non è stata sfruttata la possibilità di ottenere i certificati bianchi, ovvero titoli di efficienza energetica che permettono l’erogazione di un incentivo economico in base al risparmio conseguito. Inoltre, dalla relazione commissionata dalla stessa Amministrazione, si evince che non sono rispettate le indicazioni della Legge regionale 12/2002: la regolazione del flusso, infatti, avviene in netto anticipo, superando la soglia di riduzione pari al 30%. Il risultato è che per ogni punto luce (3143 sull’intero territorio comunale) paghiamo circa 172 euro l’anno. Alla fine dei nove anni contrattuali, avremo speso circa 5 milioni di euro. Eppure, ci ritroveremo con lo stesso impianto obsoleto, in servizio da qualche decennio e dotato di lampade a vapori di sodio, mentre altrove vengono mandate in pensione da quelle a led.

Perché il progetto della Consip non è stato previsto dopo aver programmato il completo ammodernamento dell’impianto? Sul punto, di grande supporto sarebbe stata l’adesione al programma Lumière dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie), che prevede il supporto gratuito di un team di esperti per la realizzazione di interventi di efficientamento degli impianti di illuminazione pubblica. L’adozione della nuova tecnologia led avrebbe abbattuto i consumi di energia, ma anche i costi di manutenzione: le lampade led hanno aspettative di vita dalle 4 alle 7 volte superiore rispetto a quelle tradizionali e sono molto più resistenti.

Purtroppo, il tema dell’ottimizzazione energetica resta al momento fuori dall’ agenda dell’Amministrazione comunale.

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