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A che punto è lo sport a San Giuseppe. Tante le associazioni, assenti impianti e istituzioni

febbraio 17, 2017

Laboratorio Pubblico

A che punto è lo sport a San Giuseppe. Tante le associazioni, assenti impianti e istituzioni

Con il nuovo anno, abbiamo voluto aprire una finestra sullo sport a San Giuseppe e nel vesuviano in generale. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, si tratta di realtà di categorie inferiori, serie regionali o provinciali, ma non per questo meno meritevoli di considerazione. Anzi, è proprio sui “campi di provincia” che possiamo ancora trovare i veri valori dello sport,fatto di passione, sudore, spirito di sacrificio e abnegazione.

Fare sport in provincia è soprattutto questo. A distanze siderali dal mondo patinato della serie A di calcio o dell’NBA. Chi pratica e promuove lo sport dilettantistico lo fa per volontà e passione, molto spesso con scarsi mezzi economici, impianti carenti e senza alcun aiuto da parte delle istituzioni, che pure dovrebbero avere tra le azioni fondamentali la promozione e l’educazione allo sport, a partire dalle scuole. Il Coni, Comitato olimpico nazionale italiano, che può contare su risorse per circa 428 milioni (di cui 408,9 provenienti dal ministero del Tesoro), versa alle federazioni, alle discipline associate, a enti di promozione sportiva e alle forze armate circa 294 milioni di euro. Il resto serve per far funzionare il Coni stesso (rimborsi spese, utenze, personale); nel 2015 si è speso per dirigenti e dipendenti 58,5 milioni di euro. Solo 5 milioni vengono destinati al “progetto di alfabetizzazione motoria” nelle scuole primarie, in collaborazione col Ministero dell’Istruzione. Un investimento veramente esiguo, che certamente non può bastare a realizzare una vera promozione sportiva. Non si parla necessariamente di puntare a “creare” dei giovani e precoci atleti professionisti, ma a diffondere una cultura dello sport in famiglia, a scuola e nella società. Eppure sembra quasi che al Coni e alle federazioni questo aspetto non interessi, così oggi in Italia solo la metà dei bambini pratica sport al massimo due volte a settimana e il 23% dei giovani tra i 6 e gli 11 anni ha problemi di obesità (indice tra i primi al mondo). Ben un terzo degli italiani non fa sport, un terzo lo fa al massimo fino a tre volte a settimana (ma anche una sola) e soltanto un terzo lo pratica assiduamente.

È in questo desolante scenario nazionale, tra altre mille difficoltà, che deve districarsi chi crede veramente nel ruolo dello sport come aspetto fondamentale nell’educazione dell’individuo. La “missione” diventa quasi impossibile quando vengono a mancare le strutture che dovrebbero accogliere sport di squadra e individuali. È il caso del nostro paese, che pure ha vissuto un’età d’oro dello sport negli anni passati. Eredità di quel periodo sono gli impianti (Palazzetto di via Scopari e il Campo sportivo) che purtroppo restano chiusi e abbandonati da anni. Il Campo di sportivo ormai ha solo il nome e una tribuna che negli anni si è scoperto essere stata costruita su un suolo privato, per il quale i sangiuseppesi hanno dovuto pagare diverse migliaia di euro per acquistarlo. Stesso discorso per il Palazzetto dello sport, che giace in condizioni di abbandono da ormai un decennio. Solo ultimamente pare che il Comune abbia avuto un finanziamento di circa 60mila euro dal credito sportivo, che sembrano francamente davvero pochi per rimettere in sesto una struttura così imponente. Questo è l’interesse e l’attenzione nei confronti dello sport degli impianti che l’amministrazione Catapano ha saputo mettere in campo in quattro anni, al di là di sporadici contributi erogati ad associazioni sportive.

Sono circa venti le Associazioni che, in questo contesto di abbandono, continuano comunque a portare avanti con dedizione e passione la promozione dello sport. Numerose quelle podistiche, che periodicamente organizzano gare del circuito regionale anche nel nostro paese. Il tennis, con l’associazione Tennis Team Avino, che milita in serie C con una compagine competitiva che punta quest’anno alla serie B e che disputa i propri incontri casalinghi sui campi “storici” del Falangone. L’associazione si occupa anche dell’attività di promozione, con corsi per tutte le età, a cominciare ovviamente dai bambini. Delle difficoltà che incontrano le due principali sigle della pallavolo cittadina, l’ASD Koala Bears e la All for Volley, abbiamo già scritto in passato. Gli atleti sono costretti ad allenarsi e a disputare gli incontri casalinghi ad Ottaviano. La squadra di calcio a 5, il Real Sangiuseppe, che milita in serie C già da qualche anno con buoni risultati e con aspirazioni di promozione, si allena e disputa i propri incontri di casa nella struttura adiacente al centro giovanile: un campo all’aperto, mentre il calcio a 5 andrebbe giocato indoor. La F.C. Sangiuseppese, storica squadra di calcio anch’essa con un brillante passato, milita nel campionato provinciale di Promozione, quest’anno con una rosa competitiva che ambisce al salto di categoria (recente la vittoria per 1-0 contro il Bacoli, primo in classifica). Ma anch’essa purtroppo senza una “casa”, costretta ad “emigrare” a Poggiomarino o a San Gennaro Vesuviano per le partite casalinghe. Oltre alla difficoltà nel trovare sedi per gli allenamenti e a dover ogni volta andare fuori paese per disputare partite in “casa”, viene a mancare di conseguenza l’apporto di pubblico e sostenitori, il tifo, che, quando è sano, è uno degli aspetti più belli ed emozionanti dello sport. Ma senza strutture risulta impossibile costruire un “movimento” popolare che possa sostenere gli atleti. Senza impianti è inoltre impossibile sviluppare i settori giovanili, privandoli anche del ruolo che lo sport può svolgere nella crescita dei ragazzi: stare insieme, confrontarsi, lottare in squadra per un obiettivo, aiutare il proprio compagno, rispettare l’avversario sono valori fondamentali di cui una comunità ha bisogno.

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