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Parco Nazionale del Vesuvio: tutto cambia

Parco Nazionale del Vesuvio: tutto cambia

Agostino Casillo, presidente designato dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio

agostino casillo consigliere vocenueva

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Pochi giorni fa ho ricevuto dal Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti il benestare per la nomina alla Presidenza del Parco Nazionale del Vesuvio. Un incarico fortemente voluto dal Presidente della Giunta Regionale Vincenzo De Luca e dal capogruppo in Consiglio Mario Casillo. Una volta ottenuto il parere delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, assumerò ufficialmente funzione. Ottenere la fiducia da parte di rappresentanti delle istituzioni così importanti è per me motivo di grande orgoglio, ma allo stesso tempo avverto la responsabilità di dover guidare un Ente che insiste su un territorio di inestimabile valore naturalistico e che si sviluppa intorno al vulcano tra i più celebri e studiati al mondo. Un territorio che abbraccia 13 comuni, oltre 350mila abitanti, iscritto nella Riserva della Biosfera MAB riconosciuta dell’Unesco.

Esattamente dieci anni fa, con il Collettivo Vocenueva, abbiamo iniziato ad interessarci di questioni ambientali e il Parco del Vesuvio è stato da subito al centro delle nostre iniziative. E’ stato chiaro fin dall’inizio che il riscatto del nostro territorio sarebbe stato possibile soltanto se si fosse partiti dalla difesa di un ambiente martoriato da decenni di abbandono e sfruttamento. Se oggi ho l’opportunità di poter offrire il mio contributo in un ruolo così strategico, è anche grazie all’importanza di quelle battaglie e al lavoro svolto con passione e caparbietà da parte di tutti i membri di un gruppo che non ha mai smesso di credere nella possibilità di cambiare le cose. Il nostro territorio ha potenzialità enormi, ma troppo spesso inespresse. Il Parco del Vesuvio può e deve diventare fulcro di un processo di rinascita per tutta l’area. Per molto tempo, gran parte della popolazione ha percepito il Parco soltanto come struttura burocratica da cui discendono vincoli e divieti. Spesso anche per colpa di una scarsa conoscenza delle norme e degli strumenti attuativi. Oggi, fortunatamente, la percezione della popolazione sta cambiando: il dovere della tutela ambientale è diventato un valore irrinunciabile e condiviso. Eppure, il Parco non è ancora un elemento identitario radicato nella coscienza del popolo vesuviano. Una caratteristica socio-culturale in cui tutti possano riconoscersi e di cui andare fieri. Forse è proprio questa una delle sfide più difficili da vincere. Non vanno ovviamente sottovalutati ulteriori elementi di criticità. Il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha prodotto un’urbanizzazione selvaggia i cui effetti negativi sono lì a ricordarci le nostre mancanze. Così come l’abbandono illegale di rifiuti: una ferita aperta contro cui troppo poco è stato fatto. Comportamenti criminali di una minoranza senza scrupoli che vanno combattuti con ogni mezzo disponibile. Ma alcune responsabilità delle istituzioni devono essere ammesse se davvero intendiamo voltare pagina. L’apertura della discarica di Terzigno nel cuore del Parco resta una pagina dolorosa da accettare, non solo per le irreparabili ricadute ambientali, ma anche perché ha leso gravemente l’immagine del territorio, mettendo in discussione il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Quelle stesse istituzioni che hanno saputo anni prima dare un segnale fortissimo, indicando quale sede del Parco un bene confiscato alla camorra: il Castello Mediceo di Ottaviano, trasformato da simbolo del potere criminale a baluardo di legalità e rispetto del territorio. Malgrado le difficoltà, il Parco del Vesuvio rappresenta uno dei maggiori siti di attrazione della Campania. Ogni anno circa mezzo milione di turisti visita il Gran Cono. Un flusso imponente che bisogna valorizzare, incentivando le iniziative economiche pubbliche e private. E’ inoltre prioritario sviluppare sinergie tra il comprensorio del Somma Vesuvio e il patrimonio archeologico localizzato al suo interno e nelle aree limitrofe. Sarà necessario rendere dignità ai percorsi che attraversano il Parco, investendo nella manutenzione di tutta la sentieristica esistente e creando, dove possibile, punti per l’accoglienza.

Parco del Vesuvio tutto cambia

Bisogna promuovere e incentivare la nascita di piccole strutture ricettive che sappiano integrarsi nell’area protetta. I dati parlano di una crescita costante del turismo sostenibile legato all’escursionismo e all’enogastronomia. L’agricoltura di qualità e la valorizzazione dei prodotti del territorio sono fattori imprescindibili. Il Parco può e deve avere un ruolo strategico nella promozione delle eccellenze. Qualità, rispetto per il territorio e responsabilità sociale possono rappresentare il tratto distintivo delle produzioni del Parco. E’ essenziale che l’Ente favorisca processi di cooperazione tra gli operatori del settore agricolo, al fine di consolidare reti tra produttori e fungendo da vetrina nazionale ed internazionale degli stessi. Tra i compiti che la legge affida all’Ente Parco c’è quello della diffusione della cultura della sostenibilità ambientale. La missione educativa è fondamentale e deve essere finanziata con risorse adeguate, puntando ad una stretta collaborazione con il mondo della scuola e dell’università. Una partnership necessaria per conoscere l’immenso patrimonio biologico che caratterizza il Parco ma anche per immaginare soluzioni tecnologiche che possano aiutarci nell’opera di tutela e valorizzazione. Abbiamo enormi giacimenti di competenze e know-how che possono essere messi al servizio di un grande progetto di rilancio nell’area vesuviana. Come per qualsiasi altra amministrazione pubblica, anche per l’Ente Parco riuscire ad intercettare fonti di finanziamento è di vitale importanza. In questa ottica, la nuova programmazione dei fondi europei è una grande opportunità che non può essere sottovalutata. Abbiamo la possibilità di intercettare le risorse necessarie, la sfida è trasformarle in iniziative concrete e di sistema.

E’ necessario rinnovare l’immagine con cui il Parco del Vesuvio comunica se stesso. Il brand “Vesuvio” è conosciuto in tutto il mondo ed è dotato di una eccezionale carica simbolica. Capacità di evocare storia, cultura, emozioni e tradizioni di una terra e di un popolo. L’Ente Parco di domani dovrà sfruttare al meglio tutti gli strumenti di comunicazione disponibili, dai media tradizionali alle piattaforme social, per raggiungere più persone possibile e moltiplicare l’impatto di tutto quanto riusciremo a realizzare. Quello di cui abbiamo bisogno è un cambio di prospettiva. Se la tutela della biodiversità e dell’ambiente naturale sono la mission principale del Parco, è opportuno che un’area protetta sia oggi considerata come un laboratorio privilegiato in cui realizzare esperienze innovative di sviluppo locale nell’ottica della green economy. La sfida è coniugare la protezione dell’ambiente con la crescita economica delle comunità presenti sul territorio. Sono solo alcuni spunti di riflessione da cui si potrà partire per elaborare in dettaglio una strategia di medio-lungo periodo. Fondamentale sarà il confronto e la collaborazione con tutti gli stakeholders del territorio. Per questo motivo, è necessario avviare da subito una vera e propria “campagna di ascolto”, articolata in incontri istituzionali, con il mondo delle imprese e dell’associazionismo. La sinergia con i sindaci della Comunità del Parco sarà prioritaria, così come il dialogo con la Regione Campania e il Governo centrale. E’ un percorso molto complesso, certamente non privo di ostacoli. Ma è anche una grande opportunità. Bisognerà vincere pessimismo e diffidenza, far convergere l’energia di tutti i soggetti territoriali in un grande sforzo collettivo che sia strumento di riscatto e rinascita per la nostra terra. Perché, come scrive William Blake, “Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono”. E se la nostra montagna ha la forza viva di un vulcano, ciò che dovrà accadere sarà qualcosa di straordinario.

 

Articolo tratto da Laboratorio Pubblico n. 31 (clicca sul link per il download gratuito)

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