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Da LP n. 10 : Bike sharing, la sfida della nuova mobilità per una città diversa.

marzo 13, 2014

Laboratorio Pubblico

In attesa della prossima uscita di Laboratorio Pubblico n. 11, pubblichiamo un articolo tratto da LP n. 10 

Bike sharing: la sfida della nuova mobilità per una città diversa

L’accordo siglato tra Reti Ferroviarie Italiane e l’Amministrazione comunale può sicuramente aprire nuove prospettive per la mobilità sangiuseppese.
Un comodato d’uso di oltre sei chilometri di spazi fin’ora inutilizzati da mettere a disposizione dell’intera cittadinanza sono un’area decisamente ampia per progettare interventi che possano dare nuova linfa vitale al paese. Purtroppo, oltre all’ idea di un parco lineare e di una pista ciclabile, il sindaco Catapano sta promettendo interventi che comporteranno l’utilizzo di altro cemento in un territorio già eccessivamente deturpato da asfalto e abusi di ogni genere.

Oggigiorno, gli spazi dei centri urbani sono sempre più ristretti a causa migliaia di autovetture in sosta (e in divieto di sosta), che hanno prodotto il restringimento delle carreggiate, con le conseguenti congestioni e l’estromissione dei pedoni anche dagli spazi a loro riservati. Per far fronte a questo progressivo degrado nella vivibilità dei centri urbani e delle aree limitrofe, le pubbliche amministrazioni socialmente ed urbanisticamente più avanzate del nord Europa (come pure di piccole “isole felici” italiane per lo più in Emilia Romagna e in Veneto), sull’ onda della pressione di un’opinione pubblica sicuramente più attenta agli aspetti della qualità della vita e alle tematiche ambientali, stanno da anni operando in direzione di una riorganizzazione complessiva dei trasporti. collettivo vocenueva

Le parole d’ordine di questa rinnovata attenzione alla qualità degli ambienti urbani sono “mobilità sostenibile”, “riduzione del traffico urbano” “bike sharing” (letteralmente “condivisione della bicicletta”). Attualmente in Italia sono attivi circa 130 sistemi di bike sharing con una prevalenza nei Comuni del Nord e del Centro rispetto al Sud. In particolare le regioni in cui si rileva una maggiore presenza del bike sharing sono: Emilia Romagna (19), Piemonte (16), Veneto (15) e Lombardia (13). Seguono Marche, Puglia, Liguria e tutte le altre regioni. Milano è attualmente il sistema italiano di maggiori dimensioni: denominato Bikemi, è stato inaugurato nel Novembre 2008, prevede oltre 170 stazioni (non distanti tra loro oltre 300 m) e un parco di circa 3200 biciclette. Al Sud si evidenzia la realtà di Salerno, già distintasi per i grandi risultati nella raccolta differenziata e tra le poche realtà italiane ad adoperare un progetto di car pooling (condivisione delle auto), che, dal maggio 2012, ha patrocinato il progetto City4Bike, in collaborazione con gli esercizi commerciali cittadini, un alternativo sistema di mobilità sostenibile che contempla la compartecipazione tra pubblico e privato.

Il modello europeo tuttavia è ancora distante (le più virtuose Amsterdam, Parigi, Stoccolma e Barcellona) ma in Italia, il servizio di condivisione delle biciclette fa proseliti ogni giorno e si stima che siano all ’incirca 11 milioni gli italiani che pedalano ogni giorno. Non basta ovviamente inaugurare il servizio, mettendo a disposizione le biciclette per i cittadini, bisogna ripensare il traffico veicolare adattandolo alla nuova mobilità. Piste ciclabili, zone a traffico limitato e con il limite a 30 km, pedonalizzazione del centro ad esclusione del transito delle bici, educazione stradale nelle scuole, eventi e iniziative su due ruote, sono solo alcune delle misure che una città deve pianificare se vuole convertirsi alla mobilità ecosostenibile.

Trasformare un ex tracciato ferroviario in una lunga pista ciclabile può essere un buon punto di partenza ma diventa pericoloso e controproducente se
a fianco o proprio nel mezzo continuano a sfrecciare automobili ad alta velocità e motociclette. La mobilità sostenibile presuppone competenza nella pianificazione, innovazione nel servizio, visione di una città diversa. Una sfida che da tempo gli amministratori locali non raccolgono. O che non vogliono raccogliere.

Alberto Catapano

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