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Io urlo – Per un ricordo di Mimmo Beneventano

novembre 29, 2010

Iniziative, Legalità, News, Video

Finalmente online il documentario realizzato dal Collettivo Vocenueva e dal Circolo Vizioso R/Anus "Mimmo Beneventano" in occasione del trentennale della scomparsa dell'ex consigliere comunale del PC e medico di Ottaviano Mimmo Beneventano

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4 Responses to “Io urlo – Per un ricordo di Mimmo Beneventano”

  1. anonimo Says:

    Un ricordo di Mimmo Beneventano che speriamo di portare in giro per le scuole a partire da gennaio 2011. Per parlare di antimafia e legalità nelle terre di Gomorra. E per ricordare che la parte sana dei nostri paesi cammina a testa alta sulle gambe di chi continua a credere e lottare per un altro vesuviano possibile.

    Io urlo.

    Agitprop

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  2. anonimo Says:

    Complimenti per il video,quoto Tyler Durdan al premio Festival di Cannes come Roberto Saviano e Gomorra.
    Penso però che si sarebbe potuto dire di più sul periodo storico,per esempio chi era il sindaco dell'epoca e chi erano i consiglieri di maggioranza del PSDI e della DC che reggevano l'amministrazione tanto combattuta da Mimmo Beneventano.
    A tal proposito ho trovato sulla rete un bell'articolo scritto sull'argomento da Isaia Sales ex segretario della FGCI di Napoli


    Rabbia e Destino di Mimmo Beneventano

    Il 7 novembre di 30 anni fa, alle sette meno un quarto di mattina, mentre usciva di casa per recarsi al lavoro, veniva assassinato a Ottaviano Mimmo Beneventano, medico e consigliere comunale del PCI. Aveva 32 anni. Fu il primo delitto di camorra nei confronti di un esponente politico comunista e rappresentò un dolore e un trauma per tanti di noi. Due anni prima, sempre ad Ottaviano, era stato ammazzato l’avvocato Pasquale Cappuccio del PSI, che assieme a Mimmo svolgeva una dura e incisiva opposizione in consiglio comunale contro le malefatte dell’esponente politico più rappresentativo del paese vesuviano, Salvatore La Marca e dei suoi amici camorristi. Imprenditore nel settore dei rifiuti , già proprietario di alcune discariche( compresa -in società con altri- cava Sari di Terzigno) , in affari con il fratello di Cutolo,l’esponente del PSDI era stato accusato nel passato di essere un appartenente alla banda La Marca, era finito in carcere per alcuni anni e poi assolto; da sindaco (con i voti della DC) e da assessore alla Provincia si era fatto strenuo sostenitore di un campo da golf, della edificazione di numerose villette e di una “tangenziale” sul Vesuvio. Chiunque si opponeva a quella follia di costruire sulle pendici del vulcano strade a scorrimento veloce e interi nuovi quartieri, con l’intento di richiamare turisti a giocare a golf, era oggetto di pressioni, avvertimenti e poi di vere e proprie rappresaglie. Il pentito Galasso ne aveva parlato come imprenditore-camorrista in rapporti prima con Cutolo e poi con Mario Fabbrocino e Carmine Alfieri.
    Poco tempo prima il pretore Morgigni era sfuggito ad un attentato mortale, e sei mesi dopo l’assassinio di Beneventano il segretario della sezione del PCI di Ottaviano, Raffaele La Pietra, riusciva miracolosamente a salvare la vita dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola in un agguato; fu costretto ad andare via dal paese con tutta la famiglia emigrando al Nord. Il duo Cutolo- La Marca dominava il paese, controllava la vita politica (in accordo con la DC) ed eliminava gli oppositori: una dittatura politico-criminale che aveva avuto un precedente a Corleone in Sicilia e avrà un seguito a Casal di Principe e nei comuni attorno. E Mimmo, come Peppino Impastato a Cinisi, non aveva accettato che a Ottaviano fosse negato il diritto elementare alla parola e al dissenso. Era un leader intransigente, faceva sentire alta e forte la sua voce. Insieme a Pasquale Cappuccio rappresentava quella borghesia delle professioni che non può sopportare che a comandare in un paese come Ottaviano ci fossero un camorrista e un politico sospettato di essere un ex bandito. Anche in quella occasione alcuni elementari valori di civiltà furono rappresentati da esponenti della sinistra.
    Gli assassini di Mimmo Beneventano e Pasquale Cappuccio (e gli attentatori di Raffaele La Pietra) non hanno ancora pagato i loro crimini, e su quelle storie di autentica “resistenza civile” che ci furono a Ottaviano da parte di una generazione di sinistra è calato il silenzio, interrotto dal bellissimo libro di Bruno Arpaia “Il passato davanti a noi”, dal libro di Raffaele Sardo sulle vittime innocenti della criminalità, e dalle attività della fondazione che porta il nome di Mimmo Beneventano. Quest’anno è stato ristampato il suo libro di poesie “Rabbia e destino”, che lo avvicina per tanti aspetti a Rocco Scotellaro, il sindaco-poeta di Tricarico in Basilicata. Mimmo veniva dalla Lucania, ed era arrivato ad Ottaviano a 16 anni, dopo vari passaggi in provincia di Salerno dovuti all’attività del padre, dirigente della Forestale. Si era iscritto a medicina all’Università di Napoli e poi aveva seguito la sua passione politica diventando, da cattolico, comunista. Era stato eletto in consiglio comunale nel 1975 e riconfermato nel 1980. Se eri contro le ingiustizie e ti indignavi per come venivano ridotti i nostri paesi, come facevi a non essere comunista? Mimmo Beneventano seguiva la strada della generazione post- sessantottina, attratta dalla politica per portarvi quel bisogno di liberazione che aveva attraversato la vita di ognuno di noi. Eravamo pienamente consapevoli della situazione? Che cioè di fronte a noi non avevamo semplicemente uomini politici con idee diverse dalle nostre, ma anche il primo cementarsi di interessi malavitosi attorno alla politica e alle sue decisioni? Non del tutto, e non tutti allo stesso modo. Io vivevo e facevo politica a Pagani, e sentivo la vicinanza con quelli che si battevano a Ottaviano, a Casal di Principe, ad Afragola contro il dominio dei camorristi sulla vita dei nostri Comuni. Pensavamo di cambiare il mondo, di arrestare la cattiva politica che ci faceva vivere in paesoni privi di qualsiasi impronta civile, non pensavamo di dover combattere quasi da soli contro un nemico che usava le armi al posto delle parole. Mimmo aveva parlato nel suo ultimo comizio di queste cose,aveva usato parole dure, li aveva chiamati “mafiosi” ma nessuno pensava che si potesse morire per un comizio o per un intervento in consiglio comunale. Andammo al fronte disarmati, o armati solo delle nostre denunce e dei nostri ideali. La generazione politica che ci aveva preceduto non aveva avuto la camorra tra i propri nemici , e non ci ammaestrarono sui rischi che correvamo. Per loro la camorra era il contrabbando, qualcosa di più vicino all’illegalità da sopravvivenza che ad una spietata criminalità. E non ci aveva messo sull’avviso la magistratura che all’epoca era ancora fatta da difensori ottusi dei vecchi equilibri di classe, né tantomeno i marescialli dei carabinieri che ci trattavano da pericolosi sovversivi , andavano al bar al braccetto degli amministratori e si facevano vedere in compagnia di coloro che diventeranno poi i capi-camorra. Eravamo noi a rompere le scatole, non i camorristi, che avevano capito bene il ruolo economico che derivava alla politica locale dalla speculazione edilizia che stava sfigurando i nostri luoghi e trasformando la pianura campana in un unicum di case su case addossato a Napoli. E avevano capito che se la politica permette un arricchimento dei parenti degli amministratori, perché non provarne a fare un luogo dove accumulare risorse e capitali? Come si faceva dire no a Cutolo, quando gli appalti comunali se li spartivano quelli che amministravano insieme ai loro accoliti e ai loro parenti? Il sistema politico locale si trovò sprovvisto di qualsiasi linea di resistenza morale, civile, all’arrivo in massa sui comuni dei camorristi e dei loro amici. Le regole non esistevano, non erano interiorizzate come un baluardo contro la mala-politica e il malaffare. La legge si applicava contro i nemici e si consentiva di aggirarla agli amici. Anche la magistratura e le forze dell’ordine si comportavano così. E tutto avvenne in pochissimi anni, tra l’inizio degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Il terremoto del 1980 diede una spinta formidabile a questa connessione politico- criminale, e rappresentò uno spartiacque tra un prima e un dopo. Chi resistette in quegli anni? Forse solo quella generazione arrivata alla politica dal sessantotto, appassionata, tenace,ingenua e senza strumenti adeguati per capire quello che stava succedendo. Mimmo Beneventano era uno di quei “resistenti”, e in lui rabbia e candore si mischiavano. Portava la barba su un faccione pacioso, sempre pronto a dare una mano a chi era in difficoltà: questa era la sua concezione della vita e , dunque, della politica. Com’è stato possibile che a lui e a tanti di noi veniva assegnato dalla storia il compito di fronteggiare politici come La Marca e assassini come Cutolo? Non era compito anche di altri? E quelli che avevano capito che stava succedendo perché sono stati zitti? Mi riferisco ai tanti democristiani che percepivano con fastidio il fatto che non era più la politica a comandare, ma aspettavano passivi che il brutto periodo passasse. Ma non è passato, Mimmo è morto e alcuni di loro continuano a fare politica.
    Che cosa abbiamo in mano per dire con certezza che quello che avvenne tra gli anni Settanta e Ottanta è alle nostre spalle, e che la morte di Mimmo Beneventano , (di Pasquale Cappuccio e di tanti altri) sia servita almeno ad arrestare l’orda criminale? Certo ad Ottaviano il castello mediceo è stato tolto a Cutolo e riassegnato alla comunità, è cresciuta un’opinione pubblica più consapevole, c’è un minor consenso del passato e un’ azione più risoluta di magistratura e forze dell’ordine. Ma la politica, più in generale, è ancora indietro su questo fronte, per un motivo semplice: si pensa ancora che sia consentito fare clientele senza incappare nella criminalità. La Ottaviano di tre decenni fa ci dice, invece, che fare clientela politica pensando di non suscitare appetiti delinquenziali è impossibile. Ci sono luoghi dove si può essere …

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  3. anonimo Says:

    Il commento di sopra è mio,purtroppo ho pasticciato con la tastiera e se ne è persa una parte

    MIMMO RUSSO

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  4. DavideL90 Says:

    Bello davvero.
    Complimenti 🙂

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