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Intervista ad Agostino Casillo

aprile 26, 2017

Ambiente, Laboratorio Pubblico

Intervista ad Agostino Casillo

Incontriamo Agostino Casillo in una domenica mattina di aprile, a poco meno di un anno dall’inizio della sua esperienza di Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Un mandato che, nonostante la breve vita, ha già dovuto affrontare momenti complessi, che hanno messo a dura prova la gestione di un Ente con competenze estese e molteplici, ma non sempre dotato dell’autonomia e degli strumenti adeguati per far fronte alle sfide del presente e del futuro di un’area protetta. Un Parco molto diverso da tanti altri in Italia, con i suoi 13 comuni ed oltre 350mila abitanti, con atavici problemi legati all’abusivismo edilizio ed ai rifiuti, ma che possiede un patrimonio di bellezza ed eccellenze produttive come pochi altri al mondo.

Presidente, è passato un anno dal suo insediamento, quali sono stati i primi passi di questa esperienza.

Dopo due anni di commissariamento in cui si era gestito semplicemente l’ordinario, il Parco vedeva ulteriormente indebolito un già compromesso legame tra Ente e territorio, tra istituzione e comunità. Il Parco era percepito come lontano e assente, quando non come un vero e proprio ostacolo. Per questo ho avvertito l’esigenza di riannodare relazioni, ricostruire l’autorevolezza dell’Istituzione riportando il Parco al centro del dibattito pubblico, immaginandolo come luogo di confronto tra istituzioni locali e nazionali, tra cittadini ed associazioni. Nei primi mesi mi sono quindi dedicato all’ascolto dei sindaci, dei cittadini, delle tante realtà della società civile attive sul territorio. Da questo lavoro è nato un “Vulcano di idee”, un evento di cinque giorni in cui il Parco si è aperto ai contributi dei produttori, degli operatori del turismo, della società civile, del mondo dello sport e della scuola. Un evento mai organizzato prima, che mi è stato di grande aiuto nei mesi successivi. Oggi abbiamo una strategia chiara che iniziamo a trasformare in progetti concreti, realizzando anche alcune delle proposte emerse a luglio e settembre scorsi.

È proprio durante “Un Vulcano di idee” che ha dovuto affrontare una sfida non da poco: l’incendio di una vasta area del Parco del luglio 2016.

Quell’incendio è stato certamente un momento difficile, arrivato dopo circa tre mesi dal mio insediamento. Mi permetta di ringraziare ancora una volta il personale dell’antincendio boschivo della Regione Campania, Sma Campania, i Carabinieri Forestali, la Protezione Civile, i VVF, la Città Metropolitana ed il Comune di Terzigno, oltre ai tanti volontari che in quei tre giorni si sono alternati per dare una mano. Oggi sappiamo che quell’incendio è stato doloso, ma purtroppo i criminali che hanno appiccato il fuoco sono ancora liberi. È importante però evidenziare che il Parco fin dall’inizio del mio mandato si è impegnato sul tema, quindi già prima di quel drammatico evento. Alcuni giorni prima avevo incontrato i sindaci della Comunità del Parco e gli altri attori interessati ed insieme avevamo individuato alcuni interventi prioritari di prevenzione da realizzare. Tra questi, la pulizia di aree a rischio e un dispositivo di coordinamento tra le forze in campo. Sul punto però voglio essere chiaro: il Parco da solo non può farcela. Non solo perché non ha il personale (l’Ente ha soltanto 15 dipendenti, tutti amministrativi, ndr.), né i mezzi per contrastare un pericolo che, lo si voglia o meno, è sempre presente, ma anche perché la legge non ci affida tutte le competenze necessarie. Va chiarito che la responsabilità del Parco sta nel redigere un piano antincedio che includa attività di previsione e prevenzione, così come nel sollecitare il coordinamento tra le diverse parti coinvolte. Piano che a giugno 2016, quindi prima dell’incendio, era stato aggiornato e approvato dal Ministero ed inserito nel più ampio Piano Regionale. Sono, invece, le istituzioni locali- Comuni, Città Mentropolitana – i soggetti attuatori delle misure di prevenzione. Mentre la lotta attiva al fuoco, ovvero lo spegnimento, è in capo alle altre articolazioni dello Stato, quali Regione, Carabinieri Forestali, Vigili del Fuoco e Protezione Civile, che devono intervenire in caso di incendio. L’Ente, dunque, è impegnato nel sollecitare ogni istituzione a fare la sua parte. E’ stato questo lo scopo di un recente tavolo operativo allargato che ho convocata a marzo nella sede del Parco. Soprattutto ai Comuni chiedo di fare di più. Da parte nostra, siamo in contatto con l’Università “Federico II” per sviluppare un progetto pilota che permetta la pulizia del sottobosco attraverso un sistema di accensioni controllate. E sempre con l’Università stiamo valutando gli interventi per risanare le aree colpite dal fuoco la scorsa estate, perché massimi esperti confermano che, diversamente da quanto si potrebbe immaginare, non si debbano eliminare gli alberi bruciati per poi sostituirli. Al contrario, bisogna intervenire in maniera mirata per aiutare la natura a svolgere il proprio corso e scongiurare il rischio di dissesto idrogeologico. Insomma, sul fronte incendi non ci siamo fermati un secondo, ma voglio ribadirlo: le responsabilità devono essere condivise e contro i criminali che appiccano il fuoco c’è bisogno di una risposta forte dello Stato, che deve venire anche dalle attività di indagine e repressione ad opera delle forze dell’ordine.

Per scongiurare gli incendi è però necessario fare anche manutenzione ai sentieri, che poi rappresentano una risorsa turistica fondamentale per il Parco Nazionale del Vesuvio.

Ne sono convinto, ed è per questo che mi sono impegnato da subito per reperire risorse e uomini al fine di effettuare interventi di risanamento della rete sentieristica. Grazie ad un’intesa con Regione, Sma Campania e Città Metropolitana, alcuni sentieri sono in questo momento oggetto di riqualificazione. Il nostro obiettivo è riuscire a risanare e ripristinare tutta la rete nel più breve tempo possibile, ma bisogna ricordare che nella pianta organica del Parco non ci sono operai ma soltanto 15 dipendenti amministrativi; la collaborazione con le altre istituzione è perciò l’unica strada. Non è pensabile che questa enorme opera di manutenzione si esaurisca in breve tempo, ma sono convinto che entro il prossimo anno avremo archiviato la quasi totalità degli interventi. Intanto, stiamo lavorando affinché entro l’estate siano completati i sentieri 1,2,3,4,7 e 11, che doteremo anche di una nuova segnaletica a beneficio degli escursionisti. È un primo passo, ma è bene ricordare che da tantissimi anni gli interventi di manutenzione erano fermi e che al momento questi sono a costo zero per il Parco. Ovviamente, avremo bisogno anche di opere di natura straordinaria cui il Parco dovrà fare fronte direttamente. È per questo che siamo a lavoro affinché possano essere superati tutti i nodi burocratici ancora presenti. Sulla sentieristica ci giochiamo una parte importante di questa sfida, perché i sentieri sono il veicolo attraverso cui i cittadini conoscono il Parco, i turisti generano ricchezza per il territorio e si crea contemporaneamente protezione contro gli incendi, perché i sentieri sono naturali linee tagliafuoco e perché la presenza di chi vuole bene al Parco tiene alla larga i criminali.

Turismo e sviluppo del territorio sono punti centrali nel suo programma, ma un’area protetta è compatibile con tali attività?

Sono obiettivi annoverati tra quelli fondativi del Parco Nazionale del Vesuvio e quindi è mio dovere fare tutto il possibile per favorirli. Personalmente, sono convinto che nel necessario processo di riconversione verde dell’economia del nostro Paese, il turismo sostenibile e lo sviluppo di un’agricoltura di eccellenza e non intensiva siano fattori essenziali per il successo. Il Parco può essere il luogo in cui nuovi modelli di sviluppo possono trovare supporto delle istituzioni e in cui costruire una rete tra produttori che sia capace di portare le nostre eccellenze sui mercati di tutto il mondo, beneficiando di un brand che non ha pari: il Vesuvio. È un progetto ambizioso in cui credo molto e che sta muovendo i primi passi attraverso una più stretta collaborazione con i Consorzi dei produttori, con le associazioni come Slow Food e con la presenza a manifestazioni fieristiche di respiro nazionale e internazionale, come Terra Madre – Salone del Gusto di Torino, dove il Parco Nazionale del Vesuvio è stato presente lo scorso ottobre per la prima volta. Sono inoltre fortemente convinto che si possa favorire il turismo e la conoscenza del Parco attraverso lo sport, per questo motivo ospiteremo in maggio due importanti manifestazioni a cui l’Ente ha dato pieno supporto organizzativo: la Vesuvio SkyMarathon e la Vesuvio MTB Race. Eventi che porteranno migliaia di atleti con le loro famiglie nel territorio del Parco e che certamente favoriranno l’indotto turistico. Anche queste opportunità sono nate grazie alla tenacia di due associazioni sportive (ASD Atletica San Giuseppe e ASD Vesuvio MTB, ndr.) che ho incontrato durante “Un vulcano di Idee”. Infine, sul tema sviluppo locale mi sento di poter rivendicare il ruolo decisivo svolto dal Parco nei progetti Gal e Flag, con i quali sono stati ottenuti ingenti finanziamenti europei, che andranno a sostenere iniziative pubbliche e private nel campo dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, il primo, e della pesca e della risorsa mare, il secondo.

 

Ma turismo qui vuol dire soprattutto Gran Cono del Vesuvio e patrimonio archeologico. Su questo c’è ancora molto da fare.

Intanto bisogna riconoscere la straordinaria capacità del Vesuvio di attrarre turisti: lo scorso anno abbiamo registrato ben 750mila accessi al Gran Cono, un incremento del 17% rispetto all’anno precedente. È un dato che dà fiducia e che ci indica la strada da percorrere. Sono convinto che questi numeri non si realizzino per caso, ma proprio per questo credo sia necessario investire in maniera importante in infrastrutture e promozione per favorire gli accessi al cratere. Recentemente, abbiamo rinnovato i mezzi della busvia che permettono la risalita verso il Gran Cono dal versante boschese: oggi abbiamo vetture dalle dimensioni e l’impatto ambientale molto più contenuto, che operano su un asse che trasporta fino a 100mila turisti all’anno. Stiamo inoltre lavorando con il comune di Ercolano affinché si arrivi ad una riqualificazione di tutto il versante principale di accesso. È un progetto su vasta scala, che creerà servizi ed aree attrezzate e renderà l’esperienza di visita al Vesuvio in linea con le attrazioni naturalistiche più importanti del mondo. Porterà organizzazione e riduzione dell’impatto dell’attività antropica, grazie ad un approccio moderno alla gestione dei flussi turistici. Ma ci vorrà tempo e voglio mantenere su questo progetto ancora il necessario riserbo. Credo però che il Parco non sia solo Gran Cono ma che vadano valorizzati anche gli altri siti di interesse all’interno dell’area protetta. Dall’Antiquarium di Boscoreale, agli scavi di epoca romana di Somma Vesuviana o Terzigno, al Palazzo Mediceo di Ottaviano, di cui recentemente abbiamo inaugurato le aree sottoposte a lavori di restauro finanziati dal Parco, fino al museo del Parco Nazionale del Vesuvio, la cui apertura è prevista entro la fine dell’anno. Anche su questo fronte siamo impegnati affinché si crei un circuito virtuoso che canalizzi i flussi turistici della fascia costiera e di Pompei verso il Vesuvio.

Presidente, ma come si fa a portare turisti sul Vesuvio se alle sue pendici è pieno di rifiuti abbandonati.

Quella dei rifiuti è una piaga drammatica del nostro territorio, ma piangerci addosso non serve a nulla. Abbiamo la necessità di trovare soluzioni ad un problema enorme, aggravato in passato da scelte sbagliate operate dallo Stato, oltre che dalla mano della criminalità organizzata. Mi riferisco alla discarica di Terzigno, un errore imperdonabile, ma anche ai ritrovamenti di discariche abusive nel comune di Ercolano. Bisogna però chiarire che il Parco su questo tema è in prima linea per porre in essere tutte le attività di sensibilizzazione e di educazione ambientale, ma su gestione e raccolta dei rifiuti la legge non ci assegna alcuna competenza. La responsabilità di pulizia e contrasto degli sversamenti illegali è in capo ai comuni ed alle forze dell’ordine. Anche in questo caso, ritengo che il Parco possa essere il luogo in cui coordinare l’azione delle amministrazioni locali per il contrasto dell’illegalità, ma è necessario che ciascuno faccia la propria parte.

Diceva dell’educazione ambientale e della conoscenza del Parco tra le giovani generazioni. Di recente avete lanciato un’iniziativa: “La rete delle scuole del Parco”, di cosa si tratta?

Di questo progetto sono molto orgoglioso perché credo che la missione educativa sia tra le più importanti tra quelle in capo all’Ente. Il Consiglio Direttivo del Parco, che dopo gli anni di commissariamento si è finalmente ricostituito, ha recentemente approvato uno schema di convenzione che sarà sottoscritta nelle prossime settimane dalle scuole del territorio. Grazie a questo accordo, il Parco finanzierà moduli di studio da inserire nell’offerta formativa rivolta agli studenti. Ci saranno percorsi di approfondimento in classe, supportati da esperti, che miglioreranno la conoscenza sul patrimonio di biodiversità di cui disponiamo e che si concluderanno con visite dei sentieri e laboratori didattici all’aperto. L’obiettivo è coinvolgere tutti gli istituti presenti sul territorio nella  “Rete delle scuole” e puntiamo ad essere operativi già a settembre, per l’inizio del nuovo anno scolastico. Un investimento sul futuro e sui giovani di cui questo territorio aveva bisogno.

E pensare che le rimproverano proprio di essere troppo giovane ed inesperto per ricoprire questo ruolo.

Guardi, questa polemica è tipicamente italiana e molto provinciale. Solo in Italia si è sempre troppo giovani per ricoprire ruoli di responsabilità, mentre altrove sono proprio i trentenni che stanno cambiando il mondo attraverso un mix di competenza, innovazione, visione di lungo periodo. Prima di assumere l’incarico, rivestivo già un ruolo manageriale in un’azienda con un numero di dipendenti cinque volte superiori a quelli dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Mi sono formato e sono cresciuto avendo sempre l’umiltà di voler migliorare, valorizzando la professionalità dei miei collaboratori: un’esperienza che sto provando a portare anche nel contesto in cui opero adesso. Ho plasmato la mia coscienza ambientalista in oltre dieci anni di impegno politico nell’associazionismo dal basso, ricoprendo anche un ruolo di rappresentanza amministrativa nel mio paese natio. Vorrei per questo essere giudicato sui fatti, sui progetti, sugli obiettivi raggiunti, non sui pregiudizi anagrafici. È solo dai fatti che si potrà valutare la passione, l’impegno che metto in questo ruolo. Una responsabilità che sento ogni giorno, non solo perché affidatami dal Ministro, dal Presidente della Regione e dalle commissioni ambiente di Camera e Senato, ma perché rappresenta la sfida che la mia generazione vuole vincere contro la rassegnazione e il pessimismo di quelli che credono che in questo territorio non cambierà mai nulla. Io credo di avere il dovere, come giovane e come vesuviano, di coltivare la speranza di un riscatto per la nostra terra. Al contrario, chi alimenta il pregiudizio, chi fa di tutto per delegittimare, rende un favore enorme a quella zona d’ombra che storicamente ha rappresentato una zavorra alle nostre aspirazioni di miglioramento. Ecco, mi permetta di essere chiaro: questa volta non lo permetteremo. È una promessa che faccio a me stesso ed a tutti i vesuviani

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