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Il disastro dell’ufficio tributi. Avvisi anche ai defunti e Ici sulla prima casa non dovuta

febbraio 11, 2017

Laboratorio Pubblico

Il disastro dell’ufficio tributi.  Avvisi anche ai defunti e Ici sulla prima casa non dovuta

Il 2017 si è aperto nel peggiore dei modi per i contribuenti sangiuseppesi. Dall’inizio dell’anno, molti cittadini hanno ricevuto avvisi da parte del Comune in cui viene contestato il mancato pagamento di imposte. Stando alle indiscrezioni, gli accertamenti notificati sono circa 5000, per un totale di circa 1.000.000 di euro di presunti tributi non riscossi. Molti fanno riferimento al mancato (o parziale) versamento dell’Ici/Imu per l’anno 2011. E fin qui non ci sarebbe nulla di straordinario, perché il contrasto all’evasione fiscale è una funzione necessaria dello Stato se orientata, però, ad un principio di giustizia ed equità. Ma c’è un problema. Dai primi riscontri e dalle testimonianze di decine di cittadini esasperati, molti di questi avvisi sono errati. Alcune cartelle sarebbero state recapitate anche a cittadini defunti da anni, a volte decenni. E nei corridoi del Comune c’è chi parla di circa 2500 cartelle sbagliate. Un disastro.

A tanti viene contestato il mancato versamento dell’Ici/Imu sulla prima casa, anche se tale imposta, all’epoca dei fatti, non era dovuta. Un errore colossale che, se confermato, costerebbe all’Ente decine di migliaia di euro soltanto per l’invio delle raccomandate (circa 50.000?), senza considerare il tempo speso dai dipendenti e l’enorme disagio per tantissimi cittadini costretti a recarsi all’ufficio tributi per risolvere il problema. Un ufficio assolutamente non adatto alla ricezione di un numero così elevato di contribuenti, in cui i dipendenti lavorano in condizioni precarie. Basta fare un giro in Comune in questi giorni per rendersi conto della situazione a cui la cittadinanza è stata costretta. I più attrezzati, presentano ricorso in autonomia per chiedere lo storno delle cartelle. Ma molti cittadini, magari anziani o meno esperti, sono costretti a rivolgersi a professionisti, sostenendo ulteriori costi. Costi che, ovviamente, non saranno in alcun modo rimborsati. A questi, va aggiunto l’onere per il contribuente di produrre tutta la documentazione a supporto del ricorso, con l’eventualità di doversi rivolgere ad altri enti o servizi del comune (come l’Anagrafe che, difatti, è da alcune settimane congestionato per l’inconsueto afflusso di cittadini).

Tutto questo per effetto della pessima decisione assunta dall’amministrazione circa un anno fa, con il trasferimento di alcuni uffici comunali. Allora, si decise di spostare i Tributi al piano terra della casa comunale, dove una volta era localizzato l’ufficio anagrafe. È passato più di un anno ma del nuovo ufficio tributi nemmeno l’ombra, mentre l’ex ufficio anagrafe resta vuoto: tutto fermo nel nome della palude burocratica. In un recente consiglio comunale, il sindaco ha chiarito che a bloccare l’apertura dell’ufficio tributi è l’assenza del collaudo. E mentre si spera nelle carte bollate, centinaia di cittadini attendono nelle scale del Comune che l’ufficio tributi li riceva. I dipendenti si sono attrezzati come possono: distribuiscono numeri su carta per provare a dare un minimo di organizzazione al caos. Nelle stanze del Comune devono aver compreso di averla fatta grossa e così, dopo le proteste del gruppo consiliare “Vocenueva – Partito Democratico”, sono corsi ai ripari. Sul sito web dell’Ente è infatti apparso un avviso che ammette la possibilità di anomalie e invita i cittadini ad inoltrare richiesta di revisione degli avvisi ricevuti. La responsabilità della prova, quindi, ricade sui contribuenti, che hanno 60 giorni per dimostrare l’errore e ottenere l’annullamento dell’accertamento. In caso contrario, potrebbero essere soggetti ad ulteriori sanzioni. E’ auspicabile che l’amministrazione avvii una verifica sugli accertamenti recapitati ai cittadini e si assuma le proprie responsabilità, comunicando l’errore commesso e tranquillizzando migliaia di contribuenti in allarme. E’ già successo in altri comuni, anche in tempi recenti. Bisognerebbe inoltre lavorare per una sospensione dei termini previsti per i ricorsi, al fine di permettere ad una vasta platea di cittadini ingiustamente vessati di poter far valere i propri diritti. Vi è poi da valutare l’eventuale danno provocato alle casse dell’Ente, predisponendo tutte le azioni necessarie affinché il disastro di queste ultime settimane non si ripeta in futuro. Anche perché, nei prossimi mesi, proseguirà giustamente l’attività di accertamento dell’evasione fiscale. Un’operazione su larga scala che interesserà le annualità successive al 2011 e che che necessita della piena funzionalità (e credibilità) dell’ufficio tributi.

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