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CINEFORUM 2012 – “No Man’s Land” – Lunedì 30 Gennaio ore 21:00

gennaio 29, 2012

Cineforum, Iniziative

Premio a Cannes per la migliore sceneggiatura, Golden Globe e Oscar come miglior film straniero. Buone sono le premesse per la carriera del regista bosniaco Danis Tanovic assoluto protagonista del 2002. Per il suo primo lavoro cinematografico, Tanovic sceglie di rappresentare la guerra tra serbi e bosniaci durante il processo di dissoluzione della Jugoslavia. Si tratta di una guerra civile che il regista racconta attraverso l’avventura di tre soldati appartenenti ai due schieramenti opposti, bloccati in una trincea esattamente in mezzo ai territori controllati dalle parti in lotta, in una terra di nessuno. Lo spettatore rimane disorientato di fronte alla rappresentazione dei due eserciti nemici: uomini simili d’aspetto, che parlano la stessa lingua, con le stesse armi, senza particolari divise militari che li distinguano. Popoli che avevano convissuto nella stessa grande nazione fino a pochi anni prima. Tale scelta del regista rende perfettamente la sensazione di confusione dello spettatore testimone dell’epoca, che vedeva, alla televisione, le immagini reali di quel conflitto. Tanovic, con un semplice espediente cinematografico e narrativo, “blocca” i suoi tre protagonisti nella trincea e, in questo gioco a tre, mette in scena l’assurdità della guerra; una follia che non trova alcuna possibile redenzione. Un soldato è steso su una mina: se si muovesse esploderebbe con le persone che gli sono vicine.

Il pubblico assiste, in un profondo stato di tensione, allo spettacolo aberrante, e a un crescendo quasi insostenibile; in particolare nella seconda parte del film, quando, data la situazione “neutrale”, i caschi blu sono costretti ad intervenire per portare i tre protagonisti in salvo. A questo punto Tanovic mostra altri due aspetti peculiare del conflitto balcanico: l’impotenza delle forze europee sul posto e la presenza costante delle televisioni internazionali sui luoghi di guerra, in cerca di notizie e immagini emblematiche. Un contingente dell’UNPROFOR interviene subito in loco, chiamando un artificiere per disinnescare la mina; nonostante il grande movimento di aiuti, carri armati, vertici militari, di fronte al beffardo destino, nessuna azione risulta risolutoria. Assetati di scoop, i giornalisti seguono in modo pedante la vicenda, rischiando di avvicinarsi troppo all’area minacciata dalla bomba. Sembra che l’interesse dei media possa aiutare gli uomini coinvolti, mobilitando le coscienze dell’opinione pubblica internazionale; ma alla fine i tre vengono ripresi come animali in uno zoo, in attesa che la tragedia si compia, per mandarla in pasto all’attenzione mondiale.

Nel cast, poco noti i volti di Rene Bitorajac (Nino) e Filip Sovagovic (Cera), conosciuti soprattutto per alcune produzioni balcaniche. Più conosciuto invece è Branko Djuric (Ciki), comparso in numerose serie televisive e in pellicole internazionali come Il tempo dei gitani diEmir Kusturica e Amatemi di Renato De Maria.
Molti paesi hanno conosciuto il lavoro del giovane regista Tanovic prima che egli entrasse nel mondo del cinema. Nato e cresciuto a Sarajevo, allo scoppio della guerra nei Balcani dovette lasciare l’Accademia di regia e arruolarsi nell’esercito bosniaco. Le immagini filmate durante il conflitto hanno fatto il giro del mondo e sono state l’utile testimonianza per le commissioni d’inchiesta sui crimini di guerra. Dal 1994 ha lasciato il suo paese e si è diplomato alla scuola di cinema di Bruxelles.

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