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Ha ancora senso la Sagra della Zeppola? Il dolce tipico viene svenduto, si investe solo sull’intrattenimento

Ha ancora senso la Sagra della Zeppola? Il dolce tipico viene svenduto, si investe solo sull’intrattenimento

Dopo il Natale da 200mila euro, l’amministrazione comunale ha promosso anche quest’anno la sagra della zeppola, che si è svolta in Piazza Elena D’Aosta nei giorni 3 e 4 marzo. La spesa per l’edizione di quest’anno è stata di 50mila euro. Nel dettaglio: €8.200 alla Ditta Saggese Events di Terzigno per le casette di legno e il palco; €994,30 alla Tipografia Ammirati di San Giuseppe Vesuviano per “per manifesti giganti relativi alla pubblicizzazione della sagra della zeppola”. Altri €32.330 sono andati alla GDA – Gruppo D’Abbraccio di Ruviano (CE) per l’esibizione degli artisti e il service audio. €990 alla ASDCR CIC Animation VinnyMax di Terzigno per “spettacolo con animatori in costume, giochi e altro per intrattenimento dei più piccini”.

Certo, un evento ha i suoi costi, ma a noi interessa sapere come sono stati spesi i soldi dei contribuenti e se l’impegno di spesa è servito a migliorare la sagra rispetto agli anni passati. Perché l’obiettivo dovrebbe essere valorizzare un prodotto della nostra tradizione, con le ricadute positive sui pasticcieri e sull’indotto creato dall’afflusso di visitatori. Se questi sono i presupposti, l’esito è stato tutt’altro che positivo.

Intanto, per la partecipazione degli operatori del settore: poco più di dieci i pasticcieri che hanno deciso di prendere parte alla quindicesima edizione della sagra. Bassissima adesione, se si considera l’enorme quantità di bar e pasticcerie presenti a San Giuseppe vesuviano. Reduci dal magro risultato degli scorsi anni, molti hanno preferito non partecipare perché ormai, come per le passate edizioni, la sagra si riduce a mera svendita a basso costo di un ottimo prodotto dolciario (80 cent per un dolce che normalmente viene offerto a 1,5/2 euro). A nostro avviso, si tratta invece di un prodotto tipico locale che andrebbe tutelato in quanto specialità tipica del nostro comune, con un forte richiamo identitario per la comunità vesuviana. La zeppola di San Giuseppe andrebbe salvaguardata come patrimonio collettivo, utilizzata come leva per attrarre visitatori e clienti, certificata come “tipica” del territorio, attraverso un disciplinare che aiuti a preservare la qualità delle materie prime e incentivi le pasticcerie a puntare all’eccellenza. L’esaltazione del prodotto tipico, in questo caso della zeppola di San Giuseppe, dovrebbe assumere un significato capace di andare oltre la pur importante commercializzazione di un bene, riguardando anche l’offerta di un’esperienza complessa che stimoli e coinvolga la componente sensoriale del consumo. Quale momento migliore di una sagra per arrivare a questo risultato?

Le tradizioni agroalimentari sono un patrimonio italiano da cui può derivare sviluppo economico e sociale. L’evento sagra, pertanto, dovrebbe coinvolgere le scuole e i ragazzi, non tanto come piccoli consumatori, ma come protagonisti di momenti di conoscenza del prodotto e della sua storia. Attraverso la valorizzazione delle tradizioni agroalimentari, si potrebbe favorire lo sviluppo di un’area che ha bisogno di diversificare i suoi settori produttivi. Ed invece nessuna strategia di marketing territoriale, nessun coinvolgimento del pubblico, nessun disciplinare di produzione che aiuti a mantenere alti e unici gli standard qualitativi.

Ci chiediamo che senso abbia portare i ragazzi delle scuole di San Giuseppe Vesuviano ad acquistare delle zeppole, senza che sia mostrato loro magari come si produce questo dolce tipico, qual è la sua storia e perché la nostra comunità è legata ad una tradizione che accomuna e caratterizza. In definitiva, nessuna novità rispetto alle edizioni passate, fatta eccezione per gli ospiti delle due serate. Invece dei comici di “made in sud”, ormai di casa a San Giuseppe, si sono esibiti cantanti noti e meno dell’hinterland napoletano: Edson D’Alessandro, vincitore dell’ultima edizione di “Tu sì Que Vales”, Alessia Langella, partecipante di “The Voice of Italy, DevilA , “Nico e i suoi Desideri”, Pasqualino Maione, allievo della scuola di “Amici” di Maria De Filippi.

Il nuovo format ha avuto almeno il merito di attirare un pubblico più giovane, nelle sole ore serali, ovviamente interessato all’intrattenimento e non certo alla zeppola. Bassa invece la partecipazione della restante parte di cittadini, soprattutto nella prima giornata. Partecipazione che, tra l’altro, si riduce all’acquisto di zeppole da asporto in saldo. Residuale la presenza di non residenti. Questa è la dimostrazione che destinare risorse (32.330) al solo intrattenimento non basta e a lungo termine non ottiene i risultati auspicabili.

Le occasioni sprecate lasciano sempre l’amaro in bocca: si potrebbe investire meglio e soprattutto guardando al futuro, pensando in maniera diversa questo evento in modo che possa attrarre sempre più visitatori dai paesi limitrofi e che riesca ad intrattenere gli ospiti per un periodo più lungo rispetto a quello necessario ad acquistare un vassoio di zeppole, cosa peraltro possibile nei tanti bar che le preparano.

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